
vigile del fuoco si suicida
L’ipotesi è che non abbia retto al rimorso del suicidio del figlio, il suicida a sua volta Ivan Gismondi, vigile del fuoco di Imperia impiccatosi domenica pomeriggio nella caserma dei Vigili del fuoco dove lavorava. Suo figlio Nadir il 28 giugno dello scorso anno si tolse la vita dopo che i carabinieri lo scoprirono alla guida in stato di ebbrezza.
Quando il padre lo andò a prendere lo rimproverò bruscamente. Il giovane, di ritorno a casa, si sparò.
Anche il ragazzo era vigile del fuoco volontario; a lui venne dedicata un’aula della caserma. Gismondi era molto provato dal suicidio del figlio.
E’ stato un collega, insospettito dal fatto che Ivan Gismondi era uscito dalla camerata comune e non era tornato, a trovare il corpo e a dare l’allarme.
Il 28 giugno scorso, Nadir Gismondi era stato fermato ad un posto di blocco dei carabinieri di Imperia, il suo tasso alcolemico nel sangue era di 0,7 (il limite è 0,5). Una volta tornato a casa, il ragazzo, che un paio di settimane prima aveva avuto un incidente di moto, si chiuse nella sua camera e dopo aver impugnato una pistola calibro 9, da lui regolarmente detenuta per il tiro sportivo, premette il grilletto.
La notizia è anche qui: suicidio vigile del fuoco
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