Statistica dei paesi – L’Italia e la libertà economica

Economia

L’ Heritage Foundation ed il Wall Street Journal, in collaborazione con l’IBL, hanno pubblicato alla fine del mese di gennaio 2010, un’interessante statistica circa l’indice di libertà economica che caratterizza i diversi paesi del mondo. Per libertà economica s’intende la libertà del paese in analisi, di produrre, scambiare e consumare ogni prodotto o servizio richiesto, senza l’uso della forza e della coercizione, e senza l’intervento dello Stato.


Ebbene con il 62,7%, l’Italia si è classificata in una posizione migliore rispetto a quella occupata nelle passate edizioni della stessa statistica. Ciò nondimeno però rimaniamo “moderatamente liberi” dal punto di vista economico. Meglio dell’Italia si piazzano paesi dell’Asia e del Pacifico come Hong Kong, Singapore, Australia e Nuova Zelanda. Inaspettatamente invece fanno dei grossi passi indietro rispetto al passato, sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna che vedono flettersi la loro libertà economica in conseguenza del keynesismo anticrisi. Ne consegue che gli USA scendono all’ottavo posto della statistica sulla libertà economica, mentre la Gran Bretagna, esce completamente dalla top ten. Si distinguono per merito invece sia la Polonia con il suo +2,9%, che il Messico con +2,5%. I paesi che più fortemente si fanno notare per libertà economica, sono paesi europei come il Lussemburgo, la Danimarca, l’Olanda e la Finlandia. L’Italia seppur migliore rispetto al passato, continua a soffrire dei mali di sempre quindi scarsa libertà fiscale, corruzione, problemi di spesa pubblica, insufficiente tutela dei diritti di proprietà. Il miglioramento che comunque si avverte, dipende dalle politiche comunitarie ed è quindi frutto di un merito non propriamente nostrano. Ciò detto però, vale la pena di sottolineare che il progresso relativo che l’Italia ha compiuto, mentre molte delle economie più libere del passato sono arretrate, è dovuto anche alla scelta di non cedere alle sirene degli “stimoli”. Viene premiato, con un piccolo segnale positivo dunque, il buon senso di non aver messo in atto costosi piani di stimolo, ritornando a insostenibili posizioni keynesiane. Vantiamo il successo di non aver “perso terreno”, quando altri paesi ne hanno perso anche se rimaniamo in assoluto molto meno liberi. Per leggere l’articolo completo da cui il pezzo è tratto vai al sito sulla libertà economica.



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