Greenpeace al Salone del libro di Torino per sensibilizzare gli editori italiani

Quanti di voi comprano e leggono libri? Tantissimi sicuramente…Quanti di voi conoscono la provenienza delle pagine di carta che formano gli stessi libri? Quasi nessuno probabilmente…

Greenpeace al Salone del libro di Torino per sensibilizzare gli editori italiani

Ebbene, per compensare dette lacune, al Salone del libro di Torino che si terrà dal 13 al 17 maggio 2010, quelli di Greenpeace hanno stilato e resa nota la classifica Salvaforeste, ovvero elenco degli editori italiani che si sono fregiati del merito di “studiare” la provenienza dei materiali da utilizzarsi per la stampa dei loro libri.

Agli editori italiani che saranno presenti al Salone del libro di Torino, quelli di Greenpeace hanno chiesto se sapevano da dove provenisse la carta che usano ma la maggior parte di loro ha dimostrato di non saperlo. Gli editori italiani non sanno se la loro attività quotidiana di pubblicazione contribuisce o meno all’incremento dei fatturati dell’Asian Pulp and Paper, ovvero il più grande produttore di carta dell’Indonesia ed  il secondo a livello mondiale.

I nostrani editori sono ignari di tutto di tutto ma quelli di Greenpeace, che invece di studi ed approfondimenti per combattere la battaglia della tutela ambientale ne han fatti, garantiscono che l’Italia è il maggiore tra i clienti dell’Asian Pul and paper.

Lo scandalo è ancor più grande se solo si pensa che l’Asian Pulp and paper, dagli anni Ottanta ai giorni nostri, ha distrutto un milione di ettari di foreste nella sola isola di Sumatra contribuendo così a fare dell’Indonesia il terzo emettitore mondiale di anidride carbonica.

Solo il 6% degli editori italiani (tra cui Bompiani, Fandango, Hacca e Gaffi) stampa i propri libri su carta sostenibile, che aderisce al progetto di Greenpeace “Editori amici delle foreste”. Mentre il 55% degli editori, tra cui Mondadori, Rcs Libri, Gruppo Giunti, Gruppo Mauro Spagnol, che da soli valgono più della metà del mercato, non ha informazioni chiare sulla provenienza della carta che utilizza.

Con l’auspicio che il lavoro di Greenpeace possa sensibilizzare gli animi e far cambiare le condotte future, vi rimandiamo al sito da cui è tratto il pezzo sugli editori.



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