Il messaggio di Berlusconi: UN ANNO DALLA MORTE DI ELUANA ENGLARO – in stato vegetativo per 14 anni – il padre avrebbe voluto spegnere tutto

Eluana Englaro in stato vegetativo per 14 anni
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha mandato oggi un messaggio alle suore misericordiose della clinica Beato Luigi Talamoni, dove Eluana Englaro restò ricoverata per 14 anni, ad un anno dalla sua morte: “vorrei ricordarla e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte”.
Voglio ricordare la vicenda:
Era il 18 Gennaio del 1992, verso le quattro del mattino, quando l’auto con a bordo Eluana si schiantò contro un muro, vicino Lecco. La ragazza venne ricoverata urgentemente a Lecco, ma era già in come profondo in seguito ad un grave trauma cranico; la frattura della seconda vertebra cervicale, poi, l’avrebbe condannata alla paralisi totale.
Decorse le prime 48 ore, la ragazza è salva. Cioè, è viva. Ma in stato vegetativo. Se di vita si può parlare.
Dall’aprile del 1992 Eluana viene trasferita in un altro reparto dell’ospedale di Lecco, dove “subisce” ogni possibile trattamento nel tentativo di “svegliarla”. Inutile. Dopo 12 mesi lo stato vegetativo diventa irreversibile.
La zona del cervello detta “corteccia”, dove risiedono le funzioni dell’intelletto, degli affetti, della coscienza in genere, viene totalmente compromessa. Il limite di 12 mesi è quello per cui la “British Medical Association” e la “American Academy of Neurology” sostengono la legittimità di sospendere l’alimentazione artificiale. Ma non in Italia.
Il padre di Eluana, che era riuscito a diventarne il tutore nel 1997, nel 1999 si trova respinta dalla Corte d’appello di Milano la richiesta di sospendere l’alimentazione artificiale che la tiene in vita. Si badi bene: non si trattava di una richiesta di eutanasia, come spesso equivoca la stampa, bensì una richiesta di rifiuto delle cure, che possono essere lette come “accanimento terapeutico”.
Nel 2001, per la prima volta in Italia, un comitato etico (la ASL di Treviso) dichiara che è lecito sospendere l’alimentazione artificiale in quei casi in cui si può configurare un accanimento terapeutico.
Ma la strada alle discussioni è ancora aperta.
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