Green economy come nuova economia per l’Italia, alta formazione ma anche sfida per salvare la Fiat di Termini Imerese

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La green economy ha dato vita negli ultimi tempi ad una interessante campagna di reclutamento di figure professionali con competenze qualificate, a dimostrazione che il tempo dei cambiamenti è arrivato anche in Italia.
Gli statisti dicono che in verità quella che oggi si chiama green economy tra pochi anni si chiamerà economia e basta, a riprova quindi di quale sia il cambiamento epocale in corso di realizzazione. I numeri dicono che la green economy sarà in grado di dar posto almeno a 100mila nuovi occupati soltanto nel nostro paese. Questi dati, senza dubbio incoraggianti, pongono in essere però un nuovo problema che si descrive in altri termini: mancanza di alta formazione professionale. Ebbene mentre le scuole di formazione degli Stati Uniti e degli altri Paesi europei hanno aperto da tempo gli studi che gravitano attorno al tema della sostenibilità, l’Italia è in ritardo. Mentre la nuova amministrazione Obama, ha letteralmente scommesso sulla green economy e sul ritorno occupazionale che se ne avrà, puntandovi ben 4 miliardi di dollari, in Italia siamo sempre alle prese con ben noti problemi di finanziamento per la ricerca. E’ un grave errore lasciarsi sfuggire la possibilità di essere al passo con i tempi per riscattare la propria economia occupazionale. Bisogna sfruttare questa occasione, anticipare la tendenza, fare in modo che il sistema universitario risulti capace di innovarsi per la formazione delle nuove leve. Qualcuno, a ragion veduta, ha evidenziato come, l’ipotesi di sfruttare la crisi piegando il modello di economia classica verso la green economy, potrebbe diventare la chiave di volta anche per risolvere il problema dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Se è vero che “tenerlo aperto sarebbe una follia”, come aveva asserito tempo fa l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, perché allora non pensare ad ipotesi di riconversione? Pensare di rilanciare Termini Imerese come un polo che propone un economia di sviluppo alternativa ubicata proprio al sud Italia, è l’idea di Giulio Sapelli che, dalle pagine del Sole24ore, lancia la sfida! Si potrebbe procedere non solo alla riconversione dell’impianto ma altresì alla sua trasformazione in un centro di sperimentazione di un nuovo modello di economia in cui l’innovazione riguarderebbe non solo il processo adottato o il prodotto finale, ma anche l’approccio culturale al sistema d’impresa. Potenza della green economy! Per tutti gli approfondimenti vi rimandiamo all’articolo sul caso di Termini Imerese.



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